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Le Nazioni Unite riconoscono ufficialmente le proprietà medicinali della cannabis

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La giornata di mercoledì 2 dicembre 2020 verrà ricordata come una data storica. Le Nazioni Unite hanno infatti votato per la rimozione della cannabis dalla lista delle sostanze stupefacenti. Era infatti dal 1961, con la Single Convention on Narcotic Drugs, che la marijuana era stata inserita in questa lista.

Negli ultimi anni però si capiva che qualcosa stava cambiando. Con la progressiva liberalizzazione del consumo e la legalizzazione della produzione e della vendita in molti stati americani, l’opinione pubblica ha cambiato posizione. Così la ricerca scientifica sui cannabinoidi non ha avuto ostacoli di sorta.

Perché l’ONU toglie l’erba dalla lista delle sostanze pericolose

Ed oggi, la cannabis viene riconosciuta dall’ONU per il suo valore terapeutico. Una decisione che apre la strada a maggiori investimenti sulla ricerca e sull’uso della marijuana a scopi medici.

L’attenzione si è concentrata in particolare sulla decisione di rimuovere la cannabis dalla Tabella IV della Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, dove era elencata insieme a sostanze come l’eroina e altri oppioidi pericolosi, in grado di provocare serie dipendenze. Il voto della Commissione per gli Stupefacenti, che ha sede a Vienna e comprende 53 Stati membri, ha preso in considerazione una serie di raccomandazioni. L’idea dell’Organizzazione mondiale della Sanità è quella di riclassificare la cannabis e i suoi derivati.

La proposta è stata approvata a seguito di una votazione molto serrata, che ha visto 27 voti favorevoli, 25 contrari e un astenuto. Gli Stati Uniti e la maggior parte delle nazioni europee sono stati tra coloro che hanno votato a favore, mentre Cina, Egitto, Nigeria, Pakistan e Russia si sono dichiarati decisamente contrari.

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La posizione dell’OMS sulla Cannabis

Nella sua raccomandazione alla Commissione delle Nazioni Unite sugli stupefacenti, il comitato dell’OMS ha osservato che la cannabis non fa solo bene, può avere effetti negativi e causare dipendenza. Ma il testo dell’OMS sottolinea i benefici della cannabis terapeutica nel ridurre il dolore e la nausea, oltre ad alleviare i sintomi di condizioni mediche come anoressia, epilessia e sclerosi multipla. E, soprattutto, a differenza di vere droghe come gli oppioidi, il consumo di cannabis non è associato a nessun significativo rischio di morte.

Nella sua relazione, il comitato dell?OMS ha affermato che “l’aggiunta della cannabis e della resina di cannabis alla tabella IV non è coerente con i criteri secondo i quali una sostanza stupefacente dev’essere inclusa in tale tabella. Sono ormai evidenti e solide, infatti, le prove scientifiche sull’uso terapeutico di questa sostanza e dei benefici che comporta“.

L’impatto della decisione: la cannabis non è una droga

Questa storica decisione, che cambia una posizione vecchia di oltre cinquanta anni, molto probabilmente rafforzerà la ricerca medica e gli sforzi di legalizzazione in tutto il mondo.

Gli esperti dicono che il voto non avrà alcun impatto immediato sull’allentamento dei controlli internazionali, anche perché molti governi devono ancora trovare soluzioni giuridiche riguardo come classificare la cannabis.

Adesso la palla passa ai singoli stati, che dovranno formare le proprie politiche e le eventuali sanzioni da applicare. Molti Paesi, però, considerano le convenzioni globali come una vera e propria guida. Per cui, oltre che rappresentare una vittoria simbolica per i sostenitori del cambiamento della politica sulle droghe, il riconoscimento dell’Onu potrebbe portare un’ondata di cambiamento contagiosa. Una volta per tutte l’approccio negativo e proibizionista nei confronti della marijuana potrebbe venir meno.